DI PIAZZA vs LA PIPI’ SELVAGGIA

Il nostro Sindaco Roberto Di Piazza ha annunciato che vuole far partire una campagna moralizzatrice contro chi fa pipì per strada, scrive sui muri e attacca abusivamente manifesti di qualunque tipo.
Trieste, città di piscioni?
Non proprio.
Il fatto di voler multare pesantemente chi si dedica a queste pratiche (e non ad altre) svela in realtà delle mancanze nell’operato del Comune.
Hanno bisogno di soldi e sanno che per forza di cose questi comportamenti continueranno.
Quindi ecco che le entrate saranno assicurate.
Altro che moralizzazione.
Provate ad andare al cesso in Bar Stella a mezzanotte di sabato sera…
Mille persone in un’area di 300 metri quadri (Bar Stella, Bar Unità, baretto chiamato affettuosamente “Bar Merda”) e 3 cessi di numero.
Centinaia di ettolitri di liquidi che scorrono e 3, TRE, cessi.
Vi voglio vedere a parlare di moralizzazione ballando il tip tap in fila con 15 persone davanti.
Prima cessi pubblici, cessi chimici; poi MORALIZZARE.
Idem per le affissioni: a Trieste o ti affidi ad un servizio di affissioni pubbliche, cioè spendi migliaia di euro per poster enormi e ti prenoti mesi prima, oppure NON ESISTE UNO SPAZIO DOVE TU POSSA RECARTI COL TUO PICCOLO POSTER REGOLARMENTE TIMBRATO ED AFFIGGERLO.
Non sto parlando di luoghi chiusi, sto parlando di muri di città eh.
A parte che trovo profondamente ingiusto dover pagare il timbro per TUTTI i tipi di eventi e comunicazioni, è surreale doverlo pagare sapendo di essere comunque poi nell’illegalità.
Prima spazi per le affissioni, POI moralizzare.

E’ ora di rifiutare categoricamente queste politiche del Divieto che trattano i cittadini come bambini idioti. Si punisca, e si punisca seriamente, chi commette atti effettivamente contrari al vivere civile.
Ma pretendo anche di essere messo in grado di comportarmi civilmente. Pago le tasse? E allora voglio poter andare in bagno senza dover per forza entrare in un bar a consumare (non solo di sera). I gabinetti pubblici c’erano: li hanno chiusi tutti. Voglio spazi dove poter comunicare pubblicamente anche a chi non naviga nel Web. Il discorso di punire chi imbratta i muri è giusto: ma perché non si pensa anche a dare più spazio agli artisti? Si dedichino muri anche a questo.
Opporsi a questa avvilente tendenza repressiva direi che sia doveroso.
Prima di arrivare a casi come quello di Novara…

NOVARA 3 agosto 2008 – Parchi deserti, sabato notte, a Novara: a una settimana dall’ordinanza con la quale il Comune vieta assembramenti (tre o piu’ persone) in alcune aree verdi della citta’ dalle 23.30 alle 6, la situazione resta quella di prima: non c’e’ praticamente nessuno. Poco dopo la mezzanotte al Parco del Valentino, per esempio, c’erano quattro ragazzi del Bangladesh, di ritorno dal loro tour per i locali a cercare di vendere rose: si riposavano su una panchina prima di andare a dormire, nessuno aveva spiegato loro dell’ordinanza, e del resto non c’e’ neppure alcun cartello segnaletico al proposito. L’atto ”proibizionistico” del sindaco leghista Massimo Giordano, disposto con un’ordinanza del 25 luglio, il giorno prima di partire per le ferie, sembra ormai spropositato un po’ a tutti, sia agli esponenti politici novaresi, di maggioranza e d’opposizione, sia alla maggior parte dei cittadini, sia, parrebbe, alle forze dell’ordine, che negli ultimi mesi sono intervenuti nei parchi ben poche volte. Solo nei piccoli giardini del quartiere Ovest, peraltro deserti, e’ stata affissa una copia dell’ordinanza. Davanti all’oratorio di San Martino, ieri sera c’era un gruppetto di ragazzi che scherzava: ”Ci troviamo qui quasi tutte le sere – hanno detto – l’ordinanza? Abbiamo letto qualcosa sui giornali, ma non ci interessa, noi ci troviamo qui da sempre, ne’ abbiamo mai notato nulla di strano”. Molti in citta’ dicono che sono stati vietati solo i parchi delle zone ”bene” di Novara, dove i residenti si lamentano se i ragazzi fanno chiasso, non invece quelli in centro citta’, per esempio in piazza Martiri, e in periferia, come a Sant’Agabio, dove, forse, qualche assembramento c’e’, ma anche qui si tratterrebbe di ragazzi appena usciti dai locali con in mano l’ultima birra.

Annunci

LE SCOPERTE DELLE 4 DI NOTTE

Per chi non lo sapesse (io l’ho scoperto or ora) il GENIO ASSOLUTO NONCHE’ MIGLIORE ARTISTA DEGLI ULTIMI MILLE ANNI finora conosciuto come Burial ha rivelato la sua vera identità: il suo nome è Will Bevan, è nato a South London ed è una persona timida e riservata (ma va?).
Se volete vederlo andate sul suo myspace.

E’ possibile inoltre che il nome Burial derivi dal fatto che williambevan.co.uk (sito di un omonimo) è un sito di pompe funebri.

Intanto la K7! ha messo su una pagina mini-sito per il Dj-Kicks di cui non si sa ancora nulla…

ANALFABETI D’ITALIA

Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.

No… Non è uno scherzo… Vivono tra noi… Tu magari non li vedi… ma loro ci sono…

Solo lo stato del Nuevo Léon, in Messico, ha risultati peggiori. I dati sono stati resi pubblici in Italia nel 2001 e nel 2006. Ma senza reazioni apprezzabili da parte dei mezzi di informazione e dei leader politici.

Clicca qui per leggere l’articolo intero.

SEMPRE SULLA LETTURA…

In risposta all’interessante commento di Enrico al post precedente ecco alcuni ulteriori spuni sul tema.
Il primo è un estratto da un indagine dell’Istat pubblicata nel maggio 2007 (il grassetto è mio, e il testo completo è consultabile sul sito dell’Istat)

Venti milioni di non lettori: Noia e mancanza di tempo libero i motivi principali.
Venti milioni e 300mila persone (il 37% della popolazione di 6 anni e più), non hanno letto neanche un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista.
I non lettori sono soprattutto uomini (il 41,6% rispetto al 32,7% delle donne) e adulti (oltre il 36% nella popolazione di 55 anni e più, con un picco del 69,7% tra gli anziani di 75 anni e più); prevalgono tra le persone con basso titolo di studio (il 57,4% delle persone che possiedono la licenza elementare o nessun titolo non hanno letto neanche un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista), tra i ritirati dal lavoro(53,8%), le casalinghe (43,2%), gli operai (44,1%) e i lavoratori in proprio (40,7%). La noia della lettura è la motivazione principale (29,8%); seguono la mancanza di tempo libero (25,2%),il preferire altri svaghi (19,6%), i problemi di vista, i motivi di salute, l’età anziana (14,5%), il preferire altre forme di comunicazione (11,6%), la troppa stanchezza dopo aver lavorato, studiato o svolto le faccende di casa (10,1%). Vengono scarsamente indicate motivazioni quali il costo eccessivo dei libri (5,5%), la complessità del linguaggio contenuto nei testi (4,2%), il non avere un posto tranquillo dovemettersi a leggere (0,7%) o l’assenza di librerie ed edicole vicino casa (0,8%) o di biblioteche (0,7%).
E’ interessante, inoltre, notare che l’8,3% dei non lettori (pari a 1 milione e 700mila persone) dichiara come motivazione di “non lettura” il non saper leggere o il leggere male; in particolare, questa motivazione raggiunge il massimo tra i bambini da 6 a 10 anni (16,8%) e tra gli anziani di 65 anni e più (12,4% tra 65-74 anni e 16,1% dopo i 75 anni) (Tavola 5). La graduatoria delle motivazioni della “non lettura” è quasi analoga per maschi e femmine ma, mentre i primi indicano più delle donne il poco tempo libero (27,4% contro 22,6%), il fatto di annoiarsi (34,1% dei maschi rispetto al 24,6% delle femmine) e di preferire altri svaghi (24,2% rispetto al 14,1% delle donne), le donne segnalano maggiormente i motivi di salute e l’età anziana come impedimento alla lettura (19,4% contro il 10,4% degli uomini) e il non saper leggere o il leggere male (10,6% rispetto a 6,5%)

Ora invece considerate una cosa: viene considerato un lettore forte chi legge più di 11-12 libri all’anno e qualcuno addirittura abbassa questo numero a 6. Queste persone sono all’incirca il 5 o 6% della popolazione italiana (dati che ho raccolto cercando in Rete… verificate pure anche voi).

Direi che c’è di cosa preoccuparsi.
E molto.