PUNTO. E A CAPO.

Arriva inevitabilmente il momento in cui chiunque tenga un blog si chiede “perché?“.
Io non solo ci sono arrivato più volte e con più blog, ma sto passando un periodo nel quale mi interrogo proprio sul senso stesso dello scrivere.
Scrivere è un atto che per me ha sempre un retrogusto di autocompiacimento e di narcisismo.
Leggimi, guarda come sono bravo, come sono divertente, guarda quanto la mia vita è interessante e/o guarda che interessante che è il mio sguardo sulla vita!
Che schifo: quando mi accorgo di questo sottotesto mentre leggo le cose di qualcun altro mi viene la nausea e la voglia di sedermi muto come un buddha di granito.

Un paio di sere fa invece ho capito un po’ meglio perché scrivo e perché voglio continuare a farlo e di cosa ho voglia di scrivere.

Eravamo a cena e si parlava di invitare a Tetris qualche scrittore a presentare il proprio libro.
A me l’idea piace ma siamo tutti abbastanza convinti che nessuno legga un cazzo.
Ho provato all’istante un esperimento.
“Sai chi è Tiziano Scarpa?”
“Mmm.. ah sì… quello che scrive Dylan Dog!”
“No quello è Tiziano Sclavi.”
“No. Allora non ho idea di chi sia…”
“Aldo Nove?”
“Buh…”
Quando la scorsa stagione dicevo “Oh ma sai che viene Valerio Evangelisti a Tetris?” la risposta era “Figo! Ma chi è?”
La discussione, alla quale partecipava tra l’altro anche un amico libraio, ha poi preso delle direzioni che non vi sto a raccontare ma alla fine una posizione molto comune era “La gente non legge perché dopo tutta la giornata al lavoro non ha tempo/è stanca/ha voglia di fare altro”.
Credo sia vero.
Credo che sia anche molto grave, ma credo inoltre che si sia voluto fare in modo che ciò accadesse.
Scompaiono le classi medie: restano pochi ricchissimi, pochi poverissimi e in mezzo la maggioranza della gente che deve sbattersi tutto il giorno.
Le persone che possono permettersi di leggere, scrivere, pensare, analizzare, criticare sono dei guastafeste, una pigna in culo.
Queste figure devono scomparire: devono restarne poche, molto visibili, assolutamente asservite, non indipendenti.
La mia opinione è che chiunque oggi in Italia non abbia mai letto qualcosa sul Signoraggio Bancario, sui Poteri Forti o sulle vicende del nostro attuale Premier sia una persona con delle gravi lacune culturali.
Il tempo bisognerebbe trovarlo, ma alla fine è inutile starsela a menare con prediche e roba simile.
Bisogna andare a seminare.
Ecco un buon motivo per tenere questo blog: seminare interrogativi e offrire spunti di approfondimento.
Magari non leggi libri ma bazzichi in Rete dal posto di lavoro e ti fermi qua.
Magari leggi di una cosa che non avevi mai sentito e ti incuriosisci e/o ti incazzi.
Magari prendi la Pillola Rossa e non la Blu.
Questo è un buon motivo per scrivere: la pigrizia altrui.

Un ultima cosa prima di chiudere.
Mi sono veramente rotto il cazzo di parlare dei locali che fanno casino dopo le 11 di sera a Trieste.
Il problema qui è molto più grosso.
Quella è solo la punta di un iceberg dove inevitabilmente la città continua a schiantarsi.
Finchè qualcuno non deciderà di cambiare rotta.

Annunci

EROINA SU EMULE

Oggi ho provato dell’eroina virtuale.
Un pacco, direi.

Non ho mai provato quella non virtuale, ma immagino sia parecchio diversa e non abbia come effetto collaterale (anzi come UNICO effetto) quello di farti venire un sonno che neanche un film di Kim Ki-Duk.

Questa nuova idiozia si chiama I-Doser, e viene spacciata (scusate il gioco di parole) come droga virtuale, scaricabile da internet.
Mettete in Google “I-Doser” e vedete cosa trovate.
Trattasi di file mp3 da ascoltare in cuffia: le frequenze che si palleggiano da un orecchio all’altro dovrebbero stimolare determinate onde cerebrali e indurre gli stessi stati indotti dalle varie droghe.
Non è musica: è un rumore abbastanza irritante che va e che viene, simile a una sorta di sirena o di muggito.
Almeno il file che ho io come “Heroin” è così.
Poi ne ho altri: “Divinorum” (simula la Salvia), “Peyote”, “Opium” ed ho visto che c’era anche “Hand of Chuck Norris” ma non l’ho preso perché non mi interessava.
A leggere i resoconti di chi ha provato ‘sta roba, c’è da prendersi bene; ma probabilmente questi sono gli stessi ai quali quando avevi dodici anni facevi fumare delle canne di rosmarino e ti dicevano: “Ciò ou! Son tropo foraaa, ciò”.
Il cervello -si sa- fa miracoli, come ad esempio convincerti che dei ronzii fastidiosi possano farti risparmiare i soldi che spendi ogni settimana in fumo e crack.
Scaricarsi la droga da emule: particamente il sogno bagnato di ogni universitario fricchettone rincoglionito.
E infatti in Spagna I-Doser ha fatto un successone.

Ma facciamoci 4 grasse risate con il solito “scoop” per benpensanti babbei (i corsivi sono miei, e l’articolo, scritto probabilmente da uno degli autori di “Lucignolo”, viene da un sito Mediaset):

L’allarme è stato lanciato dal GAT il Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, che ha scoperto la novità nei blog e nei forum dove i giovani si scambiano informazioni.
Le community online, infatti, sono i luoghi di spaccio della cyber-droga, che riproduce gli effetti delle sostanze tradizionali, ma è ovviamente diversa per la modalità di somministrazione. Non va nè ingerita, nè inalata, tantomeno fumata. Basta scaricare il software I-Doser, rilassarsi e indossare le cuffie.

Le nuove cyber droghe, infatti, sono normali file in mp3. “Agiscono sulle onde a bassa frequenza – ci spiega il colonnello del GAT Umberto Rapetto – soprattutto quelle che vanno dai 3 ai 30 hertz, ossia le frequenze della fascia di lavoro del cervello.
L’orecchio assorbe questi suoni che non riesce a distinguere e che, nella maggior parte dei casi, sono mescolati a musiche psichedeliche”.

Proprio perchè gioca con diverse lunghezze d’onda e perchè fatto di suoni impercettibili, se ascoltati da un solo orecchio, i file non producono alcun effetto. Di qui la necessità delle cuffie.

Come qualsiasi mp3, i file droganti sono recuperabili attraverso i programmi peer to peer o in alcuni siti appositamente creati per diffondere l’I-Doser.
Lo spaccio virtuale segue gli stessi meccanismi di quello convenzionale. “L’I-Doser all’inizio viene regalato come una dose tradizionale, scaricare i file è quindi gratuito. Dopo, per procurarsela bisogna pagare dai 5 ai 10 euro”, dice il colonnello Rapetto. “E su questo si può immaginare anche una speculazione del crimine organizzato, sebbene ci sia una fondamentale differenza rispetto alle droghe tradizionali: le dosi virtuali sono utilizzabili più volte”.
E ancora diversamente dal mercato convenzionale delle droghe, non esistono divieti per l’I-Doser, che è dunque legale in quanto non regolamentato.”

Credetemi: la Nutella e l’Xbox danno molta più soddisfazione.

PS: nel caso le altre dosi siano meglio di questa, ve lo farò sapere… sempreché abbia di nuovo la pazienza di sottopormi alla mezzoretta di ronzii.

PPS: E’ estate quindi non solo aggiorno poco il blog, ma lo aggiorno anche con notizie degne di “Studio Aperto”! Enjoy!