IL PIRATA, IL LUPO E ALTRI PERSONAGGI SCOMODI…

4 anni fa moriva Marco Pantani.

Del ciclismo non mi è mai importato nulla, e non mi sono mai messo a guardare il Giro in tv.
Giammai.
Ma la figura di Pantani mi affascina.
Mi fa provare affetto.
Suppongo fosse abbastanza stronzo, un tipo complicato, certe uscite trasudavano una notevole spocchia, ma sono sempre più convinto che non si meritasse affatto il linciaggio che ha ricevuto.
In un mondo di fuorilegge, paga solo qualche sfigato emblematico.
Tanto per far credere che le regole esistono ancora.
Se poi allo sfigato riescono a cucirgli addosso anche una bella immagine da cattivo esempio per i giovani, allora si fa l’en plein e sono tutti contenti.
Lo scandalo di Madonna di Campiglio e poi il baratro.
Depressione e coca sparata su dritta.
Scivolare alla deriva tra Milano, la Romagna e il Niente, per finire – come un rifiuto trasportato dalla corrente del Mondo – in un residence a Rimini d’inverno.
Faccia in giù.
Coca vomitata, coca nello stomaco.
Sei sette volte la dose letale per una persona.
Eppure niente è così semplice.
E dietro le righe di circostanza, i luoghi comuni sulle parabole discendenti, il campione che si sputtana tutto, là dietro c’è umanità e mistero.
Il mistero delle profondità di un uomo a pezzi barricato dentro una stanza a pezzi.
Devastazione ovunque.
Parole impazzite su fogli di carta e sui muri.

Dovrebbero lasciarlo riposare in pace, ma non può riposare così.
E così qualcuno deve parlare ancora.
E ricordare.
E mostrare che la verità non è un luogo comune.
E’ complessa.
Come l’anima.

In questo mondo-fiction, in questo mondo-reality, è un dovere sabotare il copione e far uscir fuori la vita, intera, con la sua sporcizia ed i suoi profumi.
Forse è uno dei pochi significati profondi dello scrivere che ci sono rimasti.
Il resto sono formule, coccodrilli e marchette.

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2 commenti

  1. Continuare a parlare non rende quasi mai giustizia a quella complessità. Penso sia insondabile. Parlarne e ricordare non vanno quasi mai insieme. Secondo me.

  2. Secondo me invece no.
    Consiglio il bellissimo libro “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” di Philippe Brunel.
    Per ricordare.
    Ricordare soprattutto che Pantani l’hanno ucciso più l’ipocrisia e la solitudine che la cocaina.


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