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	<title>Commenti a: Guarda chi ricompare&#8230;</title>
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	<description>Il blog di Andrea Rodriguez</description>
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		<title>Di: miki</title>
		<link>http://andrearodriguez1969.wordpress.com/2008/01/12/guarda-chi-ricompare/#comment-123</link>
		<dc:creator>miki</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 22:04:06 +0000</pubDate>
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		<description>e&#039; tornato,ha suonato ieri sera a vigevano concerto da pelle d&#039;oca</description>
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		<title>Di: LOX</title>
		<link>http://andrearodriguez1969.wordpress.com/2008/01/12/guarda-chi-ricompare/#comment-63</link>
		<dc:creator>LOX</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 15:57:09 +0000</pubDate>
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		<description>Anche a me cambiarono la vita.

Lunga vita ai Tribale

Qui un&#039;intervista a Edda:

www.loxmetender.splinder.com/post/16474382</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche a me cambiarono la vita.</p>
<p>Lunga vita ai Tribale</p>
<p>Qui un&#8217;intervista a Edda:</p>
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		<title>Di: elisa</title>
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		<dc:creator>elisa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jan 2008 14:57:59 +0000</pubDate>
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		<description>“Teoria: attacco al cuore dello stato sia, uccideremo e scopriremo che lo stato il cuore non ce l’ha. È così: abbattimento dello Zeppelin, indecisione sull’ipotesi di fare fuori anche te”.

È difficile spiegare certe emozioni. Novembre 1991, 15 anni compiuti da poco. I Nirvana a Trieste, certo. Ma ciò che mi ha cambiato la vita è stato il sold out al Teatro Miela dei Ritmo Tribale. Sold out, ed uno schieramento di forze dell’ordine assolutamente fuori misura. Un carabiniere: «Vai via: tanto non si può più entrare». «Ehi, ma io sono il cantante!» Risponde Edda, col suo accento milanese strafottente. Se ne stava in disparte, diceva che prima di cantare doveva pregare e recitare i suoi mantra. Berretto, giaccone pesante, capelli lunghi aggrovigliati, QUEGLI occhi magnetici. Stefano Edda Rampoldi ha questa voce unica, pazzesca. Tocca delle corde che nessun altro tocca, che pensavo neanche di avere. Un senso di dolore e verità così profonda da star male ma star bene ma star moooolto male. Quella volta al Miela, fu straordinario. Forse perché erano i primi anni di concerti a giro, forse per l’incazzatura, forse per la novità... o forse si era davvero testimoni di qualcosa di unico? Avevo visto i Litfiba, i Negazione… ma cazzo, i ritmo erano qualcosa di diverso. La presenza di Edda che vomitava la sua sofferenza ad ogni nota, che si muoveva come un ossesso, che cambiava i testi ad ogni performance. Quell’atteggiamento punk “se mi vuoi capire bene, se no muori”. Non me ne fotte niente, lasciatemi stare. Carcere, casini, eroina: non occorreva nominarli, erano evidenti lì tra le righe rubate a Guilty di Kerouac. Kriminale è un disco sporco, imperfetto ma a sentirlo ancora oggi ha una visceralità e un tiro unici. 
Nel ’96 i fantasmi vennero a riprendersi Edda. Ricompare oggi, e per me è un po’ come se qualcuno mi dicesse: “Guarda, Andrea Pazienza non era morto: ecco i suoi nuovi disegni”. Di nuovo quella voce che riapre ferite e che impietosa ti mostra ciò che sei: “Tu sei sei quello che sei, sei quello che fai: cioè un vero cazzo. E dammi dammi ciò che puoi, dammi quel che vuoi: cioè un beato cazzo”. Guardi questi video e pensi: è matto, come prima. Completamente. Da solo, voce, chitarra e delirio ti arriva dritto al cuore. Poetico, dissacrante, dolce, cattivo, geniale, malato. No, certe cose non si possono spiegare: è una specie di magia che scatta o meno. Come l’amore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Teoria: attacco al cuore dello stato sia, uccideremo e scopriremo che lo stato il cuore non ce l’ha. È così: abbattimento dello Zeppelin, indecisione sull’ipotesi di fare fuori anche te”.</p>
<p>È difficile spiegare certe emozioni. Novembre 1991, 15 anni compiuti da poco. I Nirvana a Trieste, certo. Ma ciò che mi ha cambiato la vita è stato il sold out al Teatro Miela dei Ritmo Tribale. Sold out, ed uno schieramento di forze dell’ordine assolutamente fuori misura. Un carabiniere: «Vai via: tanto non si può più entrare». «Ehi, ma io sono il cantante!» Risponde Edda, col suo accento milanese strafottente. Se ne stava in disparte, diceva che prima di cantare doveva pregare e recitare i suoi mantra. Berretto, giaccone pesante, capelli lunghi aggrovigliati, QUEGLI occhi magnetici. Stefano Edda Rampoldi ha questa voce unica, pazzesca. Tocca delle corde che nessun altro tocca, che pensavo neanche di avere. Un senso di dolore e verità così profonda da star male ma star bene ma star moooolto male. Quella volta al Miela, fu straordinario. Forse perché erano i primi anni di concerti a giro, forse per l’incazzatura, forse per la novità&#8230; o forse si era davvero testimoni di qualcosa di unico? Avevo visto i Litfiba, i Negazione… ma cazzo, i ritmo erano qualcosa di diverso. La presenza di Edda che vomitava la sua sofferenza ad ogni nota, che si muoveva come un ossesso, che cambiava i testi ad ogni performance. Quell’atteggiamento punk “se mi vuoi capire bene, se no muori”. Non me ne fotte niente, lasciatemi stare. Carcere, casini, eroina: non occorreva nominarli, erano evidenti lì tra le righe rubate a Guilty di Kerouac. Kriminale è un disco sporco, imperfetto ma a sentirlo ancora oggi ha una visceralità e un tiro unici.<br />
Nel ’96 i fantasmi vennero a riprendersi Edda. Ricompare oggi, e per me è un po’ come se qualcuno mi dicesse: “Guarda, Andrea Pazienza non era morto: ecco i suoi nuovi disegni”. Di nuovo quella voce che riapre ferite e che impietosa ti mostra ciò che sei: “Tu sei sei quello che sei, sei quello che fai: cioè un vero cazzo. E dammi dammi ciò che puoi, dammi quel che vuoi: cioè un beato cazzo”. Guardi questi video e pensi: è matto, come prima. Completamente. Da solo, voce, chitarra e delirio ti arriva dritto al cuore. Poetico, dissacrante, dolce, cattivo, geniale, malato. No, certe cose non si possono spiegare: è una specie di magia che scatta o meno. Come l’amore.</p>
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