Guarda chi ricompare…

Elisa mi segnala questo ritorno su YouTube.
Trattasi di Edda, voce dei Ritmo Tribale, scomparso per un bel po’ dalle scene.
Non so se ve li ricordate, ad ogni modo ascoltate: c’è di che farsi venire la pelle d’oca.

Vennero a Trieste, al Miela il 17 novembre 1991, una domenica.
Era il giorno dopo il famoso concerto dei Nirvana al Verdi di Muggia.
Miela sold-out (io infatti rimasi fuori).
Dentro Garden of Sensations di supporto, e poi loro.
Mezzi casini con la polizia all’interno, ma che ne so… haha

Che robe ara ciò!

3 Commenti

  1. “Teoria: attacco al cuore dello stato sia, uccideremo e scopriremo che lo stato il cuore non ce l’ha. È così: abbattimento dello Zeppelin, indecisione sull’ipotesi di fare fuori anche te”.

    È difficile spiegare certe emozioni. Novembre 1991, 15 anni compiuti da poco. I Nirvana a Trieste, certo. Ma ciò che mi ha cambiato la vita è stato il sold out al Teatro Miela dei Ritmo Tribale. Sold out, ed uno schieramento di forze dell’ordine assolutamente fuori misura. Un carabiniere: «Vai via: tanto non si può più entrare». «Ehi, ma io sono il cantante!» Risponde Edda, col suo accento milanese strafottente. Se ne stava in disparte, diceva che prima di cantare doveva pregare e recitare i suoi mantra. Berretto, giaccone pesante, capelli lunghi aggrovigliati, QUEGLI occhi magnetici. Stefano Edda Rampoldi ha questa voce unica, pazzesca. Tocca delle corde che nessun altro tocca, che pensavo neanche di avere. Un senso di dolore e verità così profonda da star male ma star bene ma star moooolto male. Quella volta al Miela, fu straordinario. Forse perché erano i primi anni di concerti a giro, forse per l’incazzatura, forse per la novità… o forse si era davvero testimoni di qualcosa di unico? Avevo visto i Litfiba, i Negazione… ma cazzo, i ritmo erano qualcosa di diverso. La presenza di Edda che vomitava la sua sofferenza ad ogni nota, che si muoveva come un ossesso, che cambiava i testi ad ogni performance. Quell’atteggiamento punk “se mi vuoi capire bene, se no muori”. Non me ne fotte niente, lasciatemi stare. Carcere, casini, eroina: non occorreva nominarli, erano evidenti lì tra le righe rubate a Guilty di Kerouac. Kriminale è un disco sporco, imperfetto ma a sentirlo ancora oggi ha una visceralità e un tiro unici.
    Nel ’96 i fantasmi vennero a riprendersi Edda. Ricompare oggi, e per me è un po’ come se qualcuno mi dicesse: “Guarda, Andrea Pazienza non era morto: ecco i suoi nuovi disegni”. Di nuovo quella voce che riapre ferite e che impietosa ti mostra ciò che sei: “Tu sei sei quello che sei, sei quello che fai: cioè un vero cazzo. E dammi dammi ciò che puoi, dammi quel che vuoi: cioè un beato cazzo”. Guardi questi video e pensi: è matto, come prima. Completamente. Da solo, voce, chitarra e delirio ti arriva dritto al cuore. Poetico, dissacrante, dolce, cattivo, geniale, malato. No, certe cose non si possono spiegare: è una specie di magia che scatta o meno. Come l’amore.

  2. Anche a me cambiarono la vita.

    Lunga vita ai Tribale

    Qui un’intervista a Edda:

    http://www.loxmetender.splinder.com/post/16474382

  3. e’ tornato,ha suonato ieri sera a vigevano concerto da pelle d’oca


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